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Mentre svolgevo le mie abituali ricerche sui giornali e i documenti d'epoca riguardanti le manifestazioni musicali della mia città sono venuto a conoscenza di un evento molto importante avvenuto al Teatro Verdi di Pisa lunedì 22 marzo del 1920.
Il violinista Vasa Prihoda, durante il suo tour italiano, ebbe modo di suscitare presso il massimo teatro della mia città un tale entusiasmo ed ammirazione che fu celebrato alla stregua di un semidio.
Già, ma chi era Prihoda?
Váša Příhoda, nato a Vodňany il 22 agosto 1900, e morto a Vienna il 26 luglio 1960, fu uno dei violinisti più brillanti e sorprendenti del Novecento, celebre per la tecnica prodigiosa, la precisione fulminea dell’arco e l’interpretazione virtuosistica di Paganini, di cui divenne un interprete di riferimento. Formatosi inizialmente con il padre Alois, fondatore di una scuola musicale a Praga, proseguì gli studi con Jan Mařák, allievo di Otakar Ševčík, pur mantenendo un’impronta fortemente autodidatta che contribuì alla sua originalità stilistica.
Debuttò giovanissimo: a tredici anni eseguì il Concerto n. 4 di Mozart, rivelando un talento precoce. Gli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale furono difficili, segnati da tournée modeste e da condizioni economiche precarie. La svolta arrivò nel 1919, quando Arturo Toscanini lo ascoltò casualmente in un caffè milanese: colpito dalla sua tecnica straordinaria, il Maestro organizzò per lui un concerto che gli aprì le porte della carriera internazionale. Organizzò un breve tour di concerti in Italia che lo portò ad esibirsi anche al Teatro Verdi di Pisa.
Da quel momento Příhoda si esibì nelle principali capitali europee, in Sud America e negli Stati Uniti, imponendosi come virtuoso di fama mondiale. Il suo repertorio privilegiava Paganini, Wieniawski, Sarasate e i grandi romantici, ma si distinse anche per trascrizioni personali e interpretazioni di rara brillantezza. Le sue incisioni, molte delle quali realizzate negli anni Trenta, sono ancora oggi apprezzate per la chiarezza del fraseggio, la pulizia tecnica e la luminosità del suono.
La sua vita privata fu movimentata: sposò in prime nozze la celebre soprano Maria Jeritza, da cui divorziò pochi anni dopo. (Jeritza che, ricordo, fu una delle grandi che contribuì fortemente al successo di ruoli pucciniani come Minnie in Fanciulla, Tosca e Turandot). Nel 1930 divorzia dalla Jeritza, e sposa Alma Rosé, violinista di grande talento, figlia del celebre Arnold Rosé (concertmaster dei Wiener Philharmoniker) e nipote di Gustav Mahler. Il matrimonio fu breve e complesso; si separarono nel 1935. Alma Rosé avrà poi una tragica sorte: deportata ad Auschwitz, divenne direttrice della Frauenorchester del campo e morì nel 1944. Negli anni della Seconda guerra mondiale la sua carriera subì un rallentamento, anche a causa delle complesse vicende politiche dell’Europa centrale.
Successivamente Příhoda sposò Maria Hofer, detta “Mizzi”, che rimase sua compagna stabile fino alla morte. Fu un matrimonio più riservato e lontano dai riflettori, e rappresentò per lui un periodo di maggiore equilibrio personale.
Nel dopoguerra riprese l’attività concertistica e didattica, stabilendosi infine a Vienna, dove continuò a insegnare e a esibirsi fino alla morte, avvenuta nel 1960.
Fu non solo un violinista bravissimo e celebrato, ma anche compositore e perfino attore cinematografico, tanto che prese parte nel 1936 al film Una donna tra due mondi (nella versione tedesca Die Liebe des Maharadscha), a fianco di una grande Isa Miranda (vedi sotto un breve video tratto dal film in cui si può vedere nettamente anche il grande violinista. La pellicola è ormai quasi introvabile.)
Oggi Váša Příhoda è ricordato come uno dei violinisti più tecnicamente dotati della sua epoca, un artista dal temperamento ardente e dalla personalità interpretativa inconfondibile, capace di lasciare un’impronta duratura nella storia dell’esecuzione violinistica del XX secolo.

Ecco a voi l'articolo, bellissimo ed evocativo, che mi ha permesso questa lieta scoperta.
Da “Il Ponte di Pisa” Anno XXVIII n° 13 del 27/28-3-1920, da pag. 3 :
"Concerto Vasa Prihoda.
Il grande violinista, già rivelatosi a Milano, e che entusiasmo i pubblici delle maggiori città; il nobile artista boemo, ventenne, preceduto dalla fama di essere il più grande violinista vivente, come l'unico e vero emulo di Paganini, si presentò Lunedi al nostro Verdi dinanzi a pubblico pubblico folto e distinto, desideroso di udirlo.
Ciascun numero del classico programma fu ascoltato con grande raccoglimento, con attenzione religiose. Ad ogni suonata, ai mormorii di approvazione seguirono gli applausi vivacissimi, infrenabili: il teatro vibrava di fervore di convinzione, e l'ovazione, raggiungendo un'intensità imponente, coronava l'esecuzione.
Il geniale artista fece invero pienamente gustare le singolari sue doti di virtuoso squisito, passando dall'estrema vigoria all'estrema dolcezza, attraverso gradazioni di sonorità morbide, suscitando unanimi ammirazioni e fervidi con sensi per la sua tecnica prodigiosa, per la finezza impeccabile, e per la interpretazione vibrante di sentimento.
Si comprende lo stupore che desta la sua arte dinanzi al portenti di una agilità e di una finezza che non hanno confini, e che trascinano all'entusiasmo.
Non crediamo di esagerare affermando che l'arte di costui, nella tecnica e nel profondo sentimento che la anima, deve essere proclamata unica e suprema: essa si aderge troppo al disopra della media per non godere dei diritti del genio trionfatore.
A programma ultimato, gli applausi fragorosi, Insistenti, indussero il violinista celebre, ad eseguire fuori programma altri pezzi; cosi il trionfo si rinnuovò."
In questo audio video di youtube un belissimo saggio di bravura di Prihoda, una sequenza importantissima di brani paganiniani:
00:00 Variazioni da "Di tanti palpiti", Op.13 (1924) 09:30 Le Streghe, Op.8 (1924) 16:47 Introduzione e variazioni da "Nel cor più non mi sento" da "La Molinara" di G. Paisiello, Op.38 (arr. per Violino & Pianoforte di V. Prihoda) (1926) 27:10 Sonata No.12, e moll, Op.3 N° 6 (Anno 1926)
E infine un video estratto dal film “Una donna tra due mondi” del 1936 con Isa Miranda, Vasa Prihoda e Mario Ferrari. Regia di Goffredo Alessandrini





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