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Udine, 11/4/2026
J.S. BACH, DER HIMMEL LACHT! DIE ERDE JUBILIERT, BWV 31
J.S. BACH, BLEIB BEI UNS, DENN ES WILL ABEND WERDEN, BWV 6
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J.S. BACH, OSTER-ORATORIUM, BWV 249
Direttore: Sir John Eliot Gardiner
Soprano Hilary Cronin
Alto Eline Welle
Tenore Jonathan Hanley
Basso Jack Comerford
The Constellation Choir and Orchestra
Il sabato dell’ottava di Pasqua il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, nella città friulana, ha proposto un concerto di alto livello, con un programma sicuramente in tema con il periodo, che prevedeva le due cantate pasquali BWV 31 e 6 e l’Oratorio di Pasqua BWV 249 di Johan Sebastian Bach, diretti dal maggiore esperto di oggi della musica del leggendario compositore tedesco, il direttore inglese John Eliot Gardiner. Un percorso che, attraverso vertiginose altitudini musicali e testi teologicamente densissimi, ha accompagnano l’ascoltatore nella meditazione sui vari aspetti metafisici della Resurrezione di Cristo, sempre (e ancor più in questo momento storico) attuali, quali la realtà della rinascita eterna, la natura profonda e divina di Cristo e dell’uomo, la speranza, la luce e la pace (interiore e fra i popoli).
Dal punto di vista musicale, Gardiner proponeva un’esecuzione all’altezza della sua fama, in linea con il suo stile consueto, pulito e lineare, che predilige la limpidezza del suono e la scorrevolezza. Sotto la sua bacchetta la Constellation Orchestra, che suonava con strumenti barocchi, esprimeva un suono chiaro con tutte le sezioni sempre perfettamente udibili. Sia il coro che i solisti cantavano con la tipica tecnica inglese/nord Europea, con posizione molto alta, suoni aperti e chiari, evitando passaggi, vibrati e coperture del suono nella zona media e alta (soprattutto per gli uomini che risolvevano gli acuti in registro misto). Questo, se contribuiva a creare sonorità eteree e suggestive, rischiava però di rendere alcuni passaggi un po’ incolori (si veda, ad esempio, il coro Ach Bleib bei uns dalla BWV 6). In questo senso, l’acustica tendente al secco del teatro non aiutava a far risaltare e amalgamare le voci, penalizzando anche il gioco dei colori su cui si notava comunque un evidente, accurato lavoro. In ogni caso, non sono mancati momenti di grande suggestione e financo di estasi come il corale So fahr ich hin zu Jesu Christ (dalla Cantata BWV 31) e l’Adagio della Sinfonia di apertura dell’Oratorio di Pasqua, con il commovente solo dell’oboe. Dall’altro lato, si apprezzavano il rigore e la compattezza nei passi contrappuntistici come ad esempio il coro Kommt, eilet und laufet dell’Oratorio di Pasqua e il finale dello stesso Preis und Dank.
Fra i solisti spiccava la prestazione del tenore Jonathan Halley che, dotato di uno splendido timbro vocale da haute-contre e un’emissione alta e omogenea, cantava con espressività, dinamiche eleganti e grande attenzione alla parola, che si apprezzavano nelle due grandi arie con recitativo So stehe dann … Adam muss in uns verwesen (BWV 31) e Hier ist die Gruft … Sanfte soll mein Todeskummer (dall’Oratorio di Pasqua). Eccellente anche il soprano Hilary Cronin, dotata di una voce argentea e un’emissione fluida e tutta avanti, che regalava un’interpretazione intensa ed eterea dell’aria Seele, deine Spezereien (sempre dell’Oratorio). Dell’alto Eline Welle si apprezzavano la precisione e la perizia nelle agilità che emergevano nella sua esecuzione dell’aria dell’Oratorio di Pasqua Saget, saget mir geschwinde. Il basso Jack Comerford, pur dotato di buona voce e tecnica solida, faticava un po’ nelle note gravi e proponeva un fraseggio non sempre elegante (vedasi il recitativo e aria Erwünschter Tag! … Fürst des Lebens, dalla BWV 31).
Alla fine, consensi convinti (con bis del coro finale Preis und Dank) da parte di un pubblico che, fra insistenti colpi di tosse, piedi che battevano fuori tempo sul parquet e commenti bisbigliati ai vari consorti nei momenti più cruciali del concerto non sempre agevolava il sereno ascolto delle composizioni in programma.
Kevin De Sabbata (13-04-2026)









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