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Musica e Parole

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Intervista al soprano Francesca Pedaci - di Loredana Atzei

2022-09-27 02:56

Loredana Atzei

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Intervista al soprano Francesca Pedaci - di Loredana Atzei

Una bella intervista di Loredana Atzei in cui il soprano e insegnante di successo Francesca Pedaci si racconta ai lettori di Musicainiopera

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesca Pedaci è un soprano dalla voce potente ed espressiva. Ha cantato a fianco di grandi artisti in ruoli belcantisti, veristi e mozartiani senza disdegnare le opere rare ed è stata diretta da Direttori del calibro di Kuhn, Muti e Abbado . Attualmente alla sua carriera di cantante affianca quella di docente al conservatorio di Bologna. Nel 2020, in pieno lock-down, inventa “Musica in allegria”: un programma visibile online in cui parla di musica, scrittura e di arte in generale, con ospiti in collegamento dall’esterno. Entra così con garbo ed eleganza nelle case degli appassionati di lirica, e non solo, creando un forte legame con il suo pubblico. Il suo salotto diventa un luogo di dialogo, riflessione e divertimento, in un momento davvero buio.

Tra qualche giorno prenderà avvio a Bologna la rassegna “Passione in musica” che la vede anche nella veste inedita di Direttore artistico.

Conosciamola meglio cominciando proprio dall’inizio.

 

Come hai scoperto la tua voce? Perché, al contrario di quanto si potrebbe pensare, so che hai esordito giovanissima e con la musica leggera.

 

Si, proprio così. Io volevo fare due cose da grande. Volevo cantare e volevo fare l’interprete. Posso dire di aver realizzato entrambi i miei sogni con il massimo dei voti e la lode. Mi sono Laureata in letteratura Inglese e ho la mia carriera di cantante lirica. Però è vero, ho iniziato con la musica leggera. I miei genitori che erano dei grandi appassionati melomani, lui Tebaldiano e lei Callassiana, si erano accorti che avevo una predisposizione vocale. Ma a me la lirica non piaceva. D’altra parte ero giovanissima, non avevo nemmeno 14 anni, e mio padre, Dottore in cardiologia lo sapeva che la voce sarebbe cambiata, quindi mi portarono da una professoressa. Riconobbe che la mia era una voce che si doveva ancora sviluppare. Mi indirizzò verso il conservatorio anche se nel frattempo cominciai a studiare con lei un repertorio leggero e ad esibirmi in teatro come “enfant prodige”.

La folgorazione però l’ho avuta quando un giorno, durante il programma TV “Domenica In”, è entrato in studio Pavarotti. Ho visto questo uomo sorridente, con una voce splendida, e da li è nato il mio amore per la lirica. In quel momento ho capito che quello era ciò che volevo fare. Puoi capire la felicità dei miei genitori.

 

Qual è stato il tuo percorso di studi?

 

Dopo le scuole superiori andai a Bologna per l’ammissione al Conservatorio e mi presero subito perché ero la prima in graduatoria. Ricordo che all’audizione c’era ad ascoltarmi il M° Leone Magiera e cantai “Selva opaca” di Rossini dal Guglielmo Tell di Rossini con il recitativo. Dopo avermi ascoltata lui disse: “Questa me la prendo io”.

Gli anni con Magiera sono stati molto duri perché è un maestro molto esigente, rigoroso, severo, ma tutto era finalizzato a farmi dare il meglio. Mi ha dato un supporto tecnico, musicale, espressivo incredibile. Inoltre avevo un blocco psicologico che mi impediva di tirare fuori le emozioni e lui invece mi ha insegnato a sciogliermi e ed essere espressiva. Mi ricordo ancora quando preparavo la Boheme e lui a lezione mi urlava: “Tira fuoooorii le emozioniiii!!!”

Inoltre, cosa importantissima, mi ha indirizzato verso il repertorio giusto che per un cantante è essenziale se si vuole conservare la voce.

Insomma, la mia vita con il M° Magiera è letteralmente cambiata e la mia riconoscenza per lui è eterna. Io devo tutto a quest’uomo.

Un’altra persona che è stata fondamentale per la mia crescita è stata la Signora Raina Kabaivanska.

 

Come è avvenuto il vostro primo incontro?

 

Io la adoravo e andavo sempre a sentirla in teatro a Bologna. Studiando al conservatorio avevo la convenzione per gli studenti. Giustamente ne approfittavo perché vederla a Teatro era come andare a lezione. Un giorno ho avuto la faccia tosta di presentarmi nell’intervallo tra un atto e l’altro di Tosca, sono andata nel suo camerino e le ho detto: “Signora, lei mi piace tanto.” Lei mi ha ricevuto subito, con grande gentilezza e disponibilità, io ho colto l’occasione per chiederle di ascoltarmi e lei ha accettato.

Il giorno dopo cantavo Mimì, con lei che mi accompagnava al Pianoforte. Mi prese a cuore e da quel giorno io cominciai a studiare sia con il M° Magiera che con lei.

Diventò un lavoro di gruppo che poi si aprì ad un’altra insegnante importante, la Signora Wilma Colla, una persona splendida, che non solo mi faceva lezione ma faceva anche da supervisore. Questo era necessario perché il M° Magiera era spesso in giro con i concerti di Pavarotti, e la Kabaivanska era in piena carriera, quindi per non lasciarmi sola si erano inventati questo lavoro a tre che portavano avanti in perfetta sinergia. Io con loro ho imparato a costruire il legato e a sviluppare l’espressività ma soprattutto mi hanno dato delle lezioni di vita. Come la Kakaivanska che mi controllava il libretto degli esami e se i voti non erano alti non mi faceva lezione. Devo dire che i miei voti grazie anche a questo sprone sono stati sempre alti. Ma questa severità e questo rigore che avevano nei miei confronti era per il mio bene. Mi hanno insegnato l’importanza dello studio e del sacrificio.

 

Quanto è stata importante la tua famiglia nel tuo percorso?

 

Tantissimo perché siamo una famiglia molto unita. Mio padre era l’unico a lavorare. Era cardiologo e aveva lo studio a Foggia, solo successivamente è riuscito a raggiungerci a Bologna. Mia madre si occupava della casa e della nostra educazione. Siamo sei figli e non è stato facile per loro mantenerci con un unico stipendio, ma non ci è mai mancato nulla. Ovviamente andavamo avanti con le borse di studio e contemporaneamente lavoravamo. Io ad esempio cantavo nel coro del teatro Comunale di Bologna. Durante il mio percorso artistico tutta la mia famiglia mi è stata vicina. I miei fratelli e le mie sorelle, Mario, Manuel, Giulio, Chiara e Pia, mi accompagnavano alle lezioni quando studiavo, e poi, quando la mia carriera ha preso il volo, venivano con me ai concerti alternandosi per non lasciarmi mai sola, soprattutto alle prime.

Ho tanti ricordi. Ad esempio Giulio, che adorava la Kabaivanska, quando mi accompagnava da lei a lezione era così emozionato da non riuscire a parlare.

Manuel invece era con me al debutto al Metropolitan della Boheme. Era così agitato che non si ricorda niente della serata.

Con Mario poi ho dei bellissimi ricordi legati a Pavarotti: la felicità quando gli ha telefonato per dirgli che si era laureato in medicina, il divertimento delle cene nella casa di Lincoln Center con il Maestro che indossava il grembiule e cucinava i tortellini, e poi la gioia nel festeggiare insieme il compleanno del Maestro. Guarda, non sapevamo cosa regalargli e chiedemmo un consiglio a Magiera. Lui ci disse: “E che volete regalargli? Lui ha tutto. Fate così, portategli una cosa buffa.”

E così abbiamo fatto. Giulio aveva scoperto un fumetto della Disney dove c’era il personaggio di Paperotti, e uno di Alan Ford con il tenore Panzerotti, due personaggi ispirati a lui. Io invece trovai una sveglia buffissima. E quindi andammo da lui e gli consegnammo questi regali bizzarri. Ti giuro, era contento come un bambino, con questo sorriso solare sul viso. E’ stato un momento bellissimo.

 

Hai cantato molte volte con Pavarotti, quell’uomo dalla voce splendida che ti ha fatto decidere di studiare lirica. Come vi siete incontrati?

 

Grazie al M° Magiera che mi portò a Pesaro dove feci un’audizione grazie alla quale arrivai a Philadelphia dove vinsi il concorso. E da lì partì tutto. Conobbi Pavarotti e partecipai insieme a lui a tantissimi concerti in America, in Italia, in Francia.

E’ stato un onore cantare con Pavarotti e ho tantissimi ricordi con lui. Mi ha insegnato a pretendere tantissimo da me stessa, ad essere perfezionista, e questa è una formae mentis che mi deriva dal suo essere rigoroso e che ormai mi accompagna nel canto come nella didattica. D’altra parte è assolutamente normale. Se si vuole essere bravi bisogna puntare sempre a dare di più.

Mi ricordo ancora il primo concerto con Pavarotti. Lui aveva fatto registrare lo spettacolo. Stavamo ritornando a casa sull’aereo privato e lui mi ha chiesto: “Come pensi di aver cantato?” e io, che credevo di aver cantato splendidamente, dissi: “Non penso di aver cantato male.” Lui prese il registratore e cominciammo ad ascoltare insieme. Mi ha massacrato. Ma non erano commenti cattivi mirati a distruggermi, erano interventi costruttivi. Una lezione di canto e di vita. Quindi questa forma di perfezionamento mi è rimasta impressa.

 

Quanto ha influito il Maestro Pavarotti nella tua vita?

 

Mi ha dato davvero tanto non solo dal punto di vista tecnico ma anche umano. Ad esempio mi ha insegnato a non abbattermi. Nella vita di un artista non è sempre tutto rose e fiori. Possiamo attraversare dei momenti di scoramento ma bisogna superarli. Mi ricordo una volta che ero molto triste e Pavarotti se ne accorse e mi chiese cosa avevo. Gli spiegai i miei motivi e lui mi esortò ad essere sempre positiva. Poi mi portò alle prove con Magiera e mi fece cantare l’ultima parte del Nessun dorma. Cantai il Vincerò, solo quello, insieme a lui.

E questo gesto in quel momento mi ha tirato su il morale. Pensa quanta sensibilità aveva quest’uomo.

Un'altra cosa che mi diceva sempre era di non fermarsi mai di fronte alle difficoltà. I momenti di tristezza si superano andando sempre avanti.

E poi una cosa importantissima che ho imparato da lui è il rapporto con il pubblico. Ti assicuro che dopo i concerti era stanco, stravolto, eppure usciva e firmava autografi. A quei tempi c’era la fila di ammiratori e lui aveva sempre un sorriso per tutti. Lo considerava come un dovere concedersi al suo pubblico. Diceva di appartenergli. E aveva ragione.

 

 

Ho avuto modo di ascoltarti recentemente e conservi una voce fresca e giovane. Qual è il tuo segreto?

 

Ho scelto bene il repertorio grazie ai miei insegnanti che hanno saputo indirizzarmi bene, perché io inizialmente ero concentrata su un repertorio sbagliato. Un po’ perché la vocalità era importante, un po’ perché ero giovane e facevo di testa mia.

Cantavo molto Puccini e ad un certo punto cominciavo a spingere e in questo modo stavo sacrificando i piani e i colori.

Il M° Magiera mi ha avvisato che la voce c’era ma che se continuavo ad usarla in quel modo avrei rischiato di rovinarla in breve tempo. E tutti gli altri miei insegnati furono d’accordo con questo, compreso Pavarotti.

Io ho seguito questi consigli e ho cominciato ad affrontare arie da camera, opere belcantiste, ho conosciuto Rossini e il mio amato Mozart. E’ necessario per un cantante avere l’umiltà di abbandonarsi nelle mani del docente del quale si ha fiducia.

La mia voce è fresca per questo motivo, e ormai festeggio i trenta anni di carriera.

Ho saputo gestirmi il che significa che comunque bisogna sempre mettersi in gioco, migliorare, trovare nuovi modi di raggiungere il pubblico. E non bisogna mai considerarsi al “top”. Come mi diceva anche Pavarotti: ”Nel momento in cui senti di essere arrivato in cima, quello è il momento in cui comincia il declino”.

 

Hai cantato alla Scala, uno dei templi della musica lirica. Come è cominciata questa avventura?

 

Con il Maestro Gustav Kuhn avevo inciso il “Don Giovanni” dove io interpretavo Donna Anna. L’assistente di Muti, il pianista Bob Kettelson, ascoltò questa registrazione, mi chiamarono a Milano e feci un’audizione alla Scala.

Puoi immaginare l’emozione, ancora me la ricordo come se fosse ieri. C’era il Maestro Muti che era molto indietro e io quasi non lo vedevo. Mi ricordo che portai Mozart, cantai, e una volta finito il brano lui mi ringraziò e non disse altro. Mi allontanai dal palco pensando di aver fatto un buco nell’acqua. Invece il mio agente mi disse che ero piaciuta tantissimo. E così che è iniziata la mia avventura alla Scala. Prima ho cantato Donna Anna nel secondo cast, e poi sono stata tra gli interpreti della Lodoiska di Cherubini. Ho cantato anche Marcellina diretta da Muti, prima alla Scala, poi a Ravenna e anche al Theater an der Wien con la Wiener Philarmoniker. Posso dire che lavorare con il Maestro Muti è stata un’emozione incredibile e anche una grande occasione per imparare.

Le sue prove in Sala Gialla alla Scala erano delle vere e proprie lezioni. Pensa che noi alla mattina, in quella stanza dall’acustica sorda, quando il maestro entrava ci alzavamo tutti in piedi perché ci sembrava di stare a scuola. Quindi io ho imparato tanto da quest’uomo e gli devo tantissimo. Il carattere era duro, e pretendeva tanto ma in fondo lui voleva solo che si lavorasse nel modo più serio possibile. Devo tantissimo a Muti così come al M° Pappano, al M° Zubin Metha, e al M° Gustav Kuhn e Daniel Oren, perché hanno avuto fiducia in me.

 

Una fiducia ben riposta visti i risultati, ma quanti sacrifici ci sono dietro questo successo?

 

Innanzitutto uno studio continuo che non finisce mai. Ancora adesso prima di cantare mi preparo con cura. Sono in tensione, non dormo la notte, e tutto questo perché il livello della prestazione deve essere alto. Puccini diceva sempre: “La musica dà di più a chi le dona più sangue.”

Ed è così.

Dietro questo lavoro c’è tanta sofferenza, tanto studio, tanta disciplina. Per esempio l’ultimo concerto al quale ho partecipato, che è il concerto dei docenti tenutosi nella Sala Bossi del conservatorio Giovanni Battista Martini, è stato molto bello. Ma per ottenere quella serata ho sofferto molto perché non ero mai contenta. Ho giudicato la prestazione quasi nota per nota. Certo, al pubblico arriva il prodotto finale ma non saprà mai esattamente quello che c’è dietro in termini di lavoro. Quanto dolore e anche quante lacrime scorrono prima di riuscire ad essere soddisfatti.

 

 

Come prepari i tuoi personaggi sia dal punto di vista vocale che espressivo?

 

Per quanto riguarda l’aspetto umano del personaggio lavoro molto di cesello. Prima di tutto libero la mente. Rileggo sempre il libretto anche se l’ho letto mille volte. Per esempio ho interpretato tantissime volte il ruolo di Donna Anna nel “Dongiovanni”, Opera che conosco a menadito, ma la rileggo e ogni volta cerco il modo di rendere il personaggio un po’ diverso. Quindi mi concentro e penso a come vivrei quelle emozioni: il dramma dello stupro, l’emozione dell’amore, l’emozione di una violenza che forse non c’è stata, quella di una infelicità verso il fidanzato che non c’è. E ogni volta aggiungo qualcosa e tolgo qualcos’altro. Il risultato è sempre diverso. Oppure prendiamo Mimì, io la immagino molto piccola, molto fragile, però allo stesso tempo è anche molto forte perché lei per il suo amore stringe i denti e lo difende fino alla morte. E quindi entro dentro e mi abbandono al personaggio, mi lascio coinvolgere. E’ come un mare, ecco. Io sono dentro questo mare e mi faccio trasportare nell’azione e nell’emozione. Dopo che ho fatto questo lavoro sul personaggio inizio a studiare con il pianista cercando sempre nuove sfumature espressive, musicali, e perché no, anche tecniche. E poi naturalmente la mia Donna Anna di oggi non è più quella di venti anni fa perché subentra la maturità vocale ma anche quella umana. Ho più esperienza e tutto questo fa si che il personaggio si arricchisca anche di consapevolezza e di sfumature. Anche la mia Mimì di oggi, ad esempio, ha un atteggiamento molto diverso. Sento di poter interpretare questa ragazza con un pochino di maturità in più dovuta alle ricchezze e alle sofferenze della vita, ma soprattutto dovuta allo studio vocale che ha reso la vocalità più rotonda, più morbida, più espressiva, in modo che arrivi al pubblico e dia quelle emozioni che solo noi artisti possiamo dare.

Pensa che quando ho debuttato al Met nella Boheme sono venute delle signore in camerino ad accertarsi delle condizioni della mia salute. Mi ero talmente identificata in Mimì, con quella splendida regia di Zeffirelli, che credevano davvero che io fossi malata. E dopo la recita proprio Zeffirelli venne da me con i suoi due cagnolini e mi disse: “Ma sei così fragile, così minuta, mi sei piaciuta tanto.” Un commento così da Zeffirelli, capisci? Io mi sono messa a piangere. Poi ho fatto tante altre recite al Metropolitan però, quel giorno, avere la sua benedizione è stato un grande dono.

Costruire un personaggio è uno scavo profondo e continuo e questo significa andare negli abissi più profondi anche della propria anima, anche a costo di tirare fuori delle corde che ti fanno vibrare e ti fanno stare male. Solo in questo modo hai l’opportunità di dare tutto al personaggio ma soprattutto al pubblico.

 

 

Quanto è difficile interpretare un ruolo commovente, come ad esempio appunto quello di Mimì nell’ultimo atto della Boheme, identificandosi così tanto nel personaggio però, allo stesso tempo, mantenere il controllo sulla tecnica vocale?

 

E’ davvero difficile gestire le emozioni in casi simili, ma me lo hanno insegnato Pavarotti, la Kabaivanska e la Magda Olivero quando andavo da lei a Milano a fare lezione.

Qui subentra la bravura dell’artista che deve essere in grado di far piangere il pubblico senza piangere in scena. Perché, paradossalmente, se l’artista si mette a piangere l’emozione non arriva agli spettatori. Questa è la difficoltà.

Io do tutto al pubblico, ma un 20% devo tenerlo per me altrimenti metto a rischio la tecnica.

 

Quanto è importante il rapporto con il pubblico?

 

Fondamentale. Tutto questo si può fare solo perché si ha una grande passione che si vuole poi trasmettere agli altri. E quando il pubblico viene da me piangendo e mi ringrazia ti assicuro che tutte le sofferenze, tutti i sacrifici fatti, le notti passate in bianco…Tutto sparisce. Io non ho avuto una vita, non ho avuto una giovinezza, non ho una vita familiare, non ho dei figli, non ho avuto niente di tutto quello che le persone normalmente hanno. Ho sacrificato davvero la mia vita sull’altare della musica, ma rifarei tutto quello che ho fatto perché ne è valsa la pena. Ti assicuro che il rapporto con il pubblico mi ripaga di tutto.

Perché per me, come diceva Dante questo è l’amore “che move il sole e le altre stelle”, ma può capire solo chi ha questa grande passione per la lirica.

Io sento di appartenere al pubblico.

 

Tra le tante tue attività c’è anche quella di docente. Che tipo di insegnante sei?

 

Sono molto dura e pretendo molto dai miei allievi. Ma lo faccio perché bisogna essere perfezionisti, e studiare sempre per migliorarsi.

Gli insegnamenti che ho avuto io li trasmetto ad un’altra generazione di cantanti ed è così che la scuola Italiana può andare avanti.

Per me è un grandissimo onore fare lezione al conservatorio di Bologna, nelle stesse aule dove io ho studiato con il Maestro Magiera e Paola Molinari al pianoforte

Il mio dovere come cantante è essere sempre al meglio.

Ed è anche quello che cerco di inculcare ai miei studenti.

L’importante è lavorare, studiare tanto e metterci l’anima. E poi la disciplina. E la disciplina del conservatorio è dura. I ragazzi che entrano in conservatorio sanno che il percorso è duro e difficile e che dovranno dare il loro sangue per riuscire nella vita, ma lo hanno scelto loro. E questo è importantissimo.

Altra cosa che dico sempre ai miei allievi è “Catch the moment”. Se vedono il treno delle occasioni che passa non devono lasciarselo sfuggire perché non sanno se passa di nuovo.

 

In questi ultimi anni sei stata anche una conduttrice molto apprezzata con il tuo programma “Musica in allegria” che va in onda all’interno dei palinsesti delle webTV 9MQ e Radio Nebbia entrambe su Facebook. Come è nata questa trasmissione di successo?

 

Stavamo preparando dei concerti Mozartiani quando c’è stato il lock down e tutto è saltato. Il resto è storia. Siamo stati tutti confinati nelle nostre case e i Teatri sono stati chiusi per tanto tempo. E’ stato un periodo buio ma anche qui ho pensato di trovare un modo per guardare avanti e con mio fratello Giulio, che si occupa di post produzione fotografica, e sua moglie, ci siamo inventati questa trasmissione. Ho messo volutamente la parola “Allegria” nel titolo perché, in quel periodo di grande sconforto, c’era bisogno di uno sprazzo di luce.

Non ci aspettavamo un gradimento così alto, invece siamo riusciti a ottenere un grande interesse. Adesso viaggiamo sulle 10 mila visualizzazioni e oltre.

Inizialmente era una cosa un po’ casereccia ma adesso abbiamo con noi il regista Michele Nucci, che ha preso in mano il programma e gli ha dato un taglio più professionale. Tra le altre cose ringrazio di cuore il Maestro, e mio caro amico, Marco Taralli perché ci ha donato la sua musica per le sigle iniziale e finale, e ringrazio anche Corinne Baroni, Direttore artistico del teatro Coccia di Novara, che è un’amica preziosa ed è anche grazie a lei che ho potuto ottenere tanti contatti.

L’elenco di ospiti che abbiamo avuto in studio è lunghissimo. Il Maestro Pizzi è stato nostro ospite tante volte, abbiamo avuto Giorgio Pasotti, Michele Cucuzza, Pietrangelo Buttafuoco, Corinne Baroni, Fulvio Macciardi, Fortunato Ortombina. Il Maestro Magiera è stato con noi tante volte. L’ultimo ospite che ho avuto l’onore di avere in studio in collegamento è stato Moni Ovadia e il suo intervento è stato seguitissimo. D’altra parte è una persona e un artista straordinario e io andrò presto a Vicenza solo per vedere lui in Teatro.

 

E’ appena uscito il programma della rassegna “Passione in musica” che ti vede protagonista in veste di cantante ma anche di Direttore artistico. Vuoi descriverci brevemente le serate che animeranno lo splendido Teatro settecentesco di Villa Mazzacorati a Bologna?

 

La rassegna “Passione e musica” è strettamente legata a “Musica in allegria”. Finalmente riusciamo a portare in scena quei concerti Mozartiani che erano saltati a causa del lock-down.

E il 26 settembre anticiperemo in trasmissione quello che sarà il nostro cartellone.

Fabio Mauri, Direttore del Teatro Mazzacorati mi ha assegnato la Direzione artistica della rassegna e il 28 inauguriamo con la presentazione del libro “Maestri di Musica al Martini” della professoressa Jadranka Bentini e il professor Piero Mioli, e con un concerto dei allievi accompagnati al piano dal M° Fu Qiang.

Nel programma c’è di tutto: musica lirica, barocca, da film, musica d’insieme, concerti mozartiani.

Il 6 Novembre sarà una serata dedicata a duetti, terzetti e concertati d’opera con gli studenti accompagnati al piano dal M° Lorenzo Orlandi.

L’8 Dicembre portiamo in scena il secondo atto delle nozze di Figaro dove io canterò nel ruolo della Contessa, la Bakanova canterà Susanna e con noi si esibiranno sempre gli studenti più meritevoli, con l’accompagnamento al piano di Amedeo Salvato e Giorgio D’Alonzo al clavicembalo.

Faremo anche un concerto di Natale dove io e i miei colleghi e amici, Elena Bakanova e Gregory Bonfatti, canteremo ancora con i nostri studenti. E il primo gennaio alle 11:30 festeggeremo il nuovo anno.

Il 5 Marzo del 2023 i nostri allievi si esibiranno ne “La serva padrona” in forma scenica, diretti dal M° Alicia Galli e con la regia di Salvatore Sito, un ex allievo dell’accademia AMO (Accademia dei mestieri dell’Opera) di Novara.

Ci sarà infine una novità all'interno della rassegna Passione in Musica: l'apertura a qualunque forma d'arte.

Iniziamo il 29 marzo ospitando la mostra di Giulio Pedaci, intitolata “Contaminazioni”.

Giulio è un professionista della post-produzione fotografica con esperienza trentennale. Prendendo spunto dalle sculture dei Maestri del passato, e utilizzando la pittura digitale al computer, ha realizzato delle immagini inaspettate che raccontano storie, coniugando mondi apparentemente molto distanti.

Giulio ha fortemente voluto dedicare questa mostra al suo Maestro Concetto Pozzati, con il quale si è laureato in pittura all'Accademia delle Belle Arti di Bologna.

Tutti i concerti sono a ingresso libero anche se, chi vuole, può fare una donazione per il restauro e la manutenzione del teatro Mazzacorati, un gioiello del 1763 con tutti gli arredi d’epoca, che merita davvero di essere tutelato e valorizzato.

 

Concludo con un’ultima domanda. Hai avuto un percorso straordinario, hai conosciuto grandissimi artisti, ricevi tante soddisfazioni dalla tua carriera ma anche dai tuoi allievi, e conduci una trasmissione di successo. Hai ancora dei sogni da realizzare?

 

Sempre. Mi è rimasta nel cuore la frase che Moni Ovadia ha detto nella mia trasmissione, e che io ho eletto a mio mantra: “Non bisogna mai smettere di sognare”. E poi penso a quel “Vincerò” cantato insieme a Pavarotti e rivedo lui che mi dice sempre di guardare avanti. Ed è qui che trovo la forza per continuare nel mio sogno e in questo percorso che ho intrapreso. Voglio aiutare i giovani, voglio aiutare il futuro, perché tutto ciò che abbiamo passato non deve tornare più.

di Loredana Atzei

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Locandina di "Passione in Musica" - Stagione 2022/2023

 

 

Ascolti

G. B. Pergolesi - Stabat Mater - Cuius animam

 

A. Vivaldi - Domine Deus (all'organo il M° Marco Arlotti)

 

W. A. Mozart - Le Nozze di Figaro - "Porgi amor" 

(al pianoforte Pina Coni)

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Kevin De Sabbata

2024-03-20 01:58

Il nostro corrispondente dall'Inghilterra Kevin De Sabbata ci invita ad assistere a un importante concerto del soprano Danielle de Niese vicino a Londra

Al via le iscrizioni per il 21° Concorso internazionale
News, Curiosità, opera, lirica, concorso,

Al via le iscrizioni per il 21° Concorso internazionale "Luigi Zanuccoli"

Admin

2024-03-18 12:13

Da alcuni giorni è possibile iscriversi al 21° concorso internazionale L. Zanuccoli. Presidente di giuria il baritono Bruno De Simone

Gli ottant'anni di Sir Karl Jenkins - Articolo di Kevin De Sabbata
Musicologia generale, Storia della Lirica, Curiosità, musica, musicologia,

Gli ottant'anni di Sir Karl Jenkins - Articolo di Kevin De Sabbata

Kevin De Sabbata

2024-03-16 18:51

Omaggio del nostro collaboratore Kevin De Sabbata a uno dei più grandi compositori del nostro tempo

Un'applauditissima
Musicologia generale, Curiosità, Recensioni, opera, recensione,

Un'applauditissima "Ariadne auf Naxos" al Verdi di Trieste - Recensione di Gianluca Macovez

Gianluca Macovez

2024-03-03 01:31

Successo della Arianna a Nasso di Strauss presso il Teatro Verdi di Trieste - recensione di Gianluca Macovez

Première dell'opera Justice di Hèctor Para al Grand Théâtre di Ginevra - Recensione di Antonio Indaco
Musicologia generale, Curiosità, Recensioni, opera, recensione,

Première dell'opera Justice di Hèctor Para al Grand Théâtre di Ginevra - Recensione di Antonio Indaco

Antonio Indaco

2024-02-09 23:02

La recensione del nostro corrispondente Antonio Indaco della prima rappresentazione assoluta dell'opera Justice di Para a Ginevra

Anna Bolena a Trieste: un incontro di grandi voci - Recensione di Gianluca Macovez
Musicologia generale, Curiosità, Recensioni, opera, recensione,

Anna Bolena a Trieste: un incontro di grandi voci - Recensione di Gianluca Macovez

Gianluca Macovez

2024-02-02 02:46

La recensione di Gianluca Macovez dell'Anna Bolena al Verdi di Trieste

Il Barbiere di Siviglia a Tempio Pausania - Recensione di Loredana Atzei
Musicologia generale, Curiosità, Recensioni, opera, recensione,

Il Barbiere di Siviglia a Tempio Pausania - Recensione di Loredana Atzei

Loredana Atzei

2023-12-28 12:50

La nostra corrispondente Loredana Atzei ci parla del successo ottenuto dalla ripresa di Barbiere di Siviglia andata in scena al Teatro di Tempio Pausania

Ecco di seguito gli articoli pubblicati nel nostro blog Musica e Parole. Spuntando i vari anni e mesi potrete aprire il menù da cui poter accedere a tutte le risorse disponibili nella sezione. Sulla pagina Archivio storico inoltre troverete questa sezione più alcune altre risorse e link ai contenuti del sito

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