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Musica e Parole

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Intervista al M° Ciro Visco

2021-03-13 03:46

Admin

News, Musicologia generale, Interviste, Interviste artisti, Curiosità,

Intervista al M° Ciro Visco

Ho il piacere di pubblicare la preziosa chiaccherata che ho potuto intrattenere telefonicamente con il cordialissimo grande maestro Ciro Visco, di cui

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho il piacere di pubblicare la preziosa chiaccherata che ho potuto intrattenere telefonicamente con il cordialissimo grande maestro Ciro Visco, di cui riporto le parti salienti.

Ringrazio il maestro per la sua gentile disponibilità e squisita affabilità, mi ha trasmesso molti aneddoti della sua vita e dato suggerimenti interessanti, direi preziosi per tutti noi esecutori.

Buona lettura,

Alessandro Ceccarini, adm

 

 

Maestro quali sono stati i suoi primi passi nel mondo della musica? Quali le prime esperienze? I primi maestri con cui ha lavorato?

 

L'elenco davvero sarebbe molto lungo, forse troppo... Da bambino suonavo quasi tutto, ma a orecchio, senza rendermene conto, un giorno rimasi folgorato in chiesa dalla musica dell'organo, e li capii che se volevo creare quella magia chiamata musica, dovevo recarmi da un'insegnante. E fu così che mi portarono dalla maestra di mio zio, fratello di mia madre, con cui ebbi modo di studiare molto piacevolmente, una persona anziana di speciale tempra, un'anima veramente straordinaria (mi faceva lezione di piano gratuitamente),.

Arrivato al momento di fare una scelta più decisiva provai a entrare in conservatorio, mio padre mi stette vicino, ma era solo un tentativo, niente più. Invece passai l'esame di ammissione, che era un vero terno al lotto ( molto difficile passarlo per la classe di pianoforte perchè era molto  richiesta).
Già comunque facevo delle attività musicali, avevo anche un piccolo coro in chiesa che curavo con piacere.

La musica in breve è diventata la quotidianità.

 

 

Immagino che avrà avuto degli ottimi maestri


Sì, posso dire che ho avuto dei buoni maestri che mi hanno istruito a dovere, peraltro frequentando il conservatorio ho poi avuto l'approccio ad altre materie oltre il pianoforte, fra cui il canto.

 

 

Ecco, interessante! Quindi il suo approccio con il canto è iniziato molto presto...

 

Beh... per un napoletano il canto fa parte della vita da sempre, non c'è direi un inizio né una fine, si raccoglie, si rielabora la musica nella quotidianità,  quello che ci hanno lasciato i nostri padri, quello che cantano i nostri figli, quello che sarà la musica di domani, è un fatto decisamente naturale, contenuto dentro al tessuto della città, nel suo DNA.

Direi che le canzoni napoletane sono definibili più che semplici arie delle opere proprio con tutti gli annessi e connessi; il dramma, la poesia, la passione, la vita di tutti i giorni, non sono canzoni normali che hanno un idea filosofica magari astratta, si parla di storia della vita delle persone, è per questo che sono così speciali e, direi, amate.

 

 

Ci parli maestro del suo arrivo all'Accademia di Santa Cecilia...


Il mio arriva a Santa Cecilia è stato generato da tutta una concomitanza di fatti. 
Il mio mondo era Napoli, tutto quello che era al di fuori non lo conoscevo o conoscevo appena il nome delle realtà nazionali e internazionali, e fu proprio l'amico fraterno Massimo Iannone (oggi affermato vocal coach) che mi parlò della Accademia di Santa Cecilia in cui lui si stava presentando a un'audizione per entrare nel coro, e mi chiese di accompagnarlo al pianoforte.
Lui vinse il concorso, e malgrado la felicità del mio amico, io ero in realtà conscio che la nostra gioventù, la nostra quotidiana amicizia, sarebbe cambiata, forse finita, eravamo in poche parole diventati grandi, adulti. Massimo mi lesse in volto e mi chiese "Come mai sei così triste?" io risposi che avevo realizzato questo cambiamento nelle nostre vite, insomma che sarebbe stato difficile da quel momento poter condividere le nostre esperienze di vita. Lui, con fare, direi adesso, profetico mi disse con grande sicurezza "Beh io sarò qui a cantare nel coro, ma tu presto, te lo dico io, con le tue capacità diventerai presto il direttore di questo coro!" 

Io rimasi incredulo, decisamente non pensavo che qualcuno si potesse accorgere di me.
Poi la cosa è progredita, e iniziai a studiare canto seriamente, più per conoscere i segreti e la tecnica da insegnare al coro (in particolare al coro da me fondato "I Cantori di Posillipo").

Io desideravo desideravo capire come si cantava, come si poteva insegnare il canto, sentivo l'esigenza di capire.

Studiando la mia voce maturò, e questa voce piena, abbastanza spessa, pur non volendo fare il cantante, mi fece entrare nel coro al San Carlo di Napoli e mi diplomai di canto nel ramo didattico al conservatorio. Insomma compii i primi passi che fanno tutti i giovani cantanti.

Un amico direttore d'orchestra mi disse che a Santa Cecilia stavano cercando un tenore che conosceva Ricciardo e Zoraide.

Preciso che al tempo conoscevo già dei titoli rari come Mitridate Eupatore di Scarlatti, Le cantatrici villane di Fioravanti, ma Ricciardo e Zoraide ancora non lo conoscevo!

Andai subito a cercare lo spartito per vedere se era fattibile, Lo trovai fortuitamente in un negozio di Napoli molto fornito, gli diedi un'occhiata veloce e vedi che la cosa era possibile. Con mio sgomento però appresi che l'audizione era l'indomani! Mi disse questo mio amico, quando io risposi che preferivo non andare, con una frase che fece scattare in me un filo di orgoglio "Ma in fondo anche se ti va male cosa c'hai da perdere?".

 

Eh eh... Ed è scattata una molla...
Esattamente! Gli dissi che l'indomani sarei stato a Roma. Entrai nell'auditorium  dove trovai una pianista, con cui iniziai a vedermi alcune cose che conoscevo già. Nel frattempo mi ero fortificato anche nella tecnica, e riuscii a proporre una serie di arie di repertorio, perfino anche con sovracuti, tratti da Semiramide, Guglielmo Tell, e altre opere.

Mentre cantavo notai che si aggirava nella sala un uomo dalla bassa statura, che ogni tanto cambiava di posto. La pianista si accorse di quella presenza, e mi disse "guardi... anche se è in prova lei canti lo stesso!" io non capivo, stavamo provando già da un po' e le dissi che sarebbe stata l'ora di smettere perché sennò sarebbe stato difficile poter fare un'audizione accettabile subito dopo. A un certo punto arrivò questo signore diretto da me e disse "Guardi... le dico che lei l'audizione non la fa più!" chiesi stupito il perché, e lui mi rispose "Perché lei l'audizione l'ha già fatta." era il M° Bruno Cagli.  Mi scritturò per fare la copertura niente popò di meno che del grande tenore Chris Merritt. 

 

Complimenti vivissimi maestro! Poi che successe in seguito?
Eh aspetti, successivamente mi iscrissi al corso di direzione d'orchestra che si teneva a Santa Cecilia; il presidente mi manifestò un po' Il suo disagio perché voleva che io facessi il cantante solista. Ma in cuor mio mi ero deciso di fare direzione orchestra.  

Nel frattempo, destino della vita, vinsi la cattedra del conservatorio e quindi scelsi la via un po più diciamo sedentaria, e scelsi di non cantare più e dedicarmi alla docenza.
Poi successe che venne riaperto il Teatro Verdi di Salerno dove venne fatto il Falstaff con Rolando Panerai, e io venni chiamato a dirigere il coro. La cosa incredibile che, malgrado il coro nel Falstaff non canti poi così tanto, fu da tutti notata la sua presenza, tanto che anche i giornali ne parlarono diffusamente e con toni entusiastici.
Era in programmazione un Falstaff anche a Santa Cecilia,  vado a lezione per il corso di direzione orchestra. Il maestro Cagli mi vede e mi fa una domanda "Insomma... mi dice una cosa... ma lei cosa vuoi fare da grande? Vuol fare prima il cantante, poi direzione d'orchestra, poi ora il maestro del coro?" risposi sommessamente "In realtà maestro io ho sempre voluto fare il maestro del coro, questa è la mia vocazione e la cosa che più mi realizza."  e fu così che mi chiese il curriculum.

Mi mandò a chiamare e mi chiese se mi sentivo di fare l'assistente al maestro Norbert Balatsch.
Quando fu il momento venni informato che sarei stato invece direttamente il maestro ospite.
Curiosamente mi fu detto che se avessi passato indenne la prima ora con il coro voleva dire che era fatta!

 

La prova del nove insomma...
Si! arrivai a Roma, finii la prova, il coro rimase molto contento. E anche io. Restai quindi a Santa Cecilia, poi da lì andai a Genova, dopo al San Carlo, poi di nuovo a Genova, poi a Roma e poi dove sono ora a Palermo.

 

Certo maestro chissà quanti ricordi conserva dei suoi anni a Santa Cecilia...
Guardo sempre avanti con spirito molto positivo, cerco di considerare il passato con soddisfazione ma mai con tristezza. Posso dire in coscienza di aver dato tutto quello che potevo dare e ho avuto tutto quello che potevo ricevere, si è chiuso un ciclo stupendo, la felicità non si estingue: si rigenera.


 ...e cosa ci può dire della sua esperienza a Palermo
Beh qui sono forse ancora più a mio agio perché lavoro in teatro, ovvero in senso lato il luogo che ha acceso la fiamma in me per l'arte.

 

Carissimo maestro come le è sembrato il ritorno alla vita dopo questo periodo forzato di lockdown?

Devo dire in coscienza che non me ne sono nemmeno accorto. Forse mi sono estraniato a tal punto che direi di non aver pensato volutamente alle cose, finché riusciremo a pensare forse sarà possibile ancora sperare. Tutto su questa terra passa, sono convinto che passerà anche questo.

 

Sì maestro, si sta intravedendo sul fondo del tunnel una tenue luce di speranza, del resto il mondo ne ha passate davvero tante di prove... In conclusione del nostro intervista ha un messaggio che vuole trasmettere ai giovani musicisti?
Sì, che la musica paga sempre. La musica è un'amante a cui se dai, ti ridà. Se non la pensi lei ti tradisce, se invece la pensi, è sicuro che in base a quanto dai, certamente, prima o poi, qualcosa da lei riavrai.
C'è anche da dire che non si dà alla musica per avere, alla musica dai se ne sei innamorato, e allora, se è amore vero, ritorna, se non è un amore vero non ritorna proprio niente!

La musica può essere una amara illusione, sicuramente può succedere a parecchi di vedere nella musica un modo per affermarsi, un modo per poter essere, per poter esistere, ma in realtà non è così, solo se c'è amore allora c'è anche un progetto di vita e solo allora la musica può essere per sempre la nostra compagna più fedele. 

 

 

Grazie maestro per averci donato il suo tempo e per queste bellissime parole, espressione di un uomo che ha dedicato la vita alla musica. 

Invito a seguire le mie prossime interviste e auguro buon proseguimento di navigazione sul nostro sito musicainopera.com

Alessandro Ceccarini, adm

 

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