.
OUM – A SON QUEST FOR HIS MOTHER
Atto unico di Bushra El-Turk
su libretto di Wout van Tongeren
liberamente ispirato al dramma Un obus dans le coer e al romanzo Visage Retrouvé di Wajdi Mouawad
Direttore: Kanako Abe
Regista: Kenza Koutchukali
Allestimento scenico: Yannick Verwij
Personaggi e interpreti
Nadia Amin Attrice (Wahab)
Ghalia Benali Contralto
Dima Orsho Mezzosoprano
Bernadeta Astari Soprano
Costumi: Hannah Sibai
Luci: Yuri Shroeders
Coreografie: Roshanak Morrowatian
Direttore del progetto musicale: Elias El Houssaini
Giovedì il Barbican di Londra ha proposto un appuntamento veramente particolare, ospitando la prima inglese del nuovo lavoro della compositrice londinese di origine libanesi Bushra El-Turk. La composizione, eseguita per la prima volta in marzo all’Opera Nazionale Olandese di Amsterdam, è frutto della collaborazione fra quest’ultima, la Amsterdam Andalusisch Orkest e il Teatro Meerwart di Amsterdam. Essa vuole essere prima di tutto un omaggio alla leggendaria cantante ed attrice egiziana Umm Kulthum, morta nel 1975, ma non attraverso una trasposizione teatrale della biografia dell’artista, quanto piuttosto tramite una vicenda comune che mostra come la sua musica abbia accompagnato le vite delle persone. Così, il librettista Wout van Tongeren prende in prestito una storia, parzialmente autobiografica, dello scrittore canadese-libanese Wajdi Mouawad che la compositrice El-Turk associa poi a frasi tratte dalle canzoni di Kulthum, creando una narrazione in cui molti, nel contesto mediorientale, possono riconoscersi.
La vicenda è quella di Wahab, un ragazzo di 19 anni che, durante un inusuale nevicata, viene chiamato al capezzale della madre morente, ultima occasione per cercare di ricomporre un rapporto conflittuale con lei; occasione che non coglierà, non riuscendo a dire alla madre ciò che vorrebbe. Nell’ambito di questa vicenda il ragazzo fa i conti con una serie di esperienze e dinamiche complesse come il conflitto generazionale, una giovinezza segnata dalla violenza e dalla guerra, il complesso di sentimenti legati al dover confrontarsi con la malattia e la morte di un genitore, il tutto sempre accompagnato dalle canzoni di Kulthum. Lo spettacolo è fondamentalmente un monologo di prosa in cui la musica semplicemente accompagna la parola finché, solo sul finale, le canzoni di Kulthum si prendono il centro della scena. La parte musicale è affidata alla Amsterdam Andalusish Orchestra, diretta con sicurezza e competenza da Kanako Abe. La compagine combina la classica formazione dell’orchestra d’archi con strumenti tipici arabi come il ney, il qanun a l’ud. La musica di El-Turk si caratterizza per l’equilibrio nel miscelare elementi classici ed orientali e per le suggestive sonorità arabe, anche se a volte cade un po’ nella routine mancando di qualche originalità. Tuttavia, molto suggestivi risultano gli interventi del trio vocale composto da Ghalia Benali, Dima Orsho e Bernadeta Astari, che suggeriscono i vari stati d’animo del protagonista. Le tre cantanti propongono un suono compatto e degli interventi che combinano una grande espressività con un’impeccabile pulizia a livello di ensemble e intonazione; ciò è ancora più notevole se si pensa che varie parti sono improvvisate sul momento.
Il ruolo principale del ragazzo Wahab è interpretato dall’attrice olandese Nadia Amin. Questo non è certo il primo caso di ruolo en travestì, che anzi è una consuetudine scenica piuttosto frequente e che spesso da luogo ad interpretazioni ragguardevoli. In questo caso, però, l’operazione non sembra completamente funzionare. Amin non sembra del tutto in parte e non riesce a rendere in maniera convincente la mascolinità del personaggio. Gli atteggiamenti del ragazzo, i tick, il modo di porsi sembrano troppo artificiali. Inoltre, anche complice un’amplificazione non perfetta, l’eloquio e l’articolazione della parola non risultano sempre chiari e vi sono momenti in cui vengono coperti dalla musica. Così, nonostante alcuni momenti efficaci, l’attrice non riesce a rendere a pieno tutta la drammaticità della parte.
Degno di nota è, infine, l’allestimento, sobrio ma efficace, con un semplice drappo bianco a far da sfondo alla scena (condivisa fra gli attori/cantanti e l’orchestra) e pochi essenziali elementi scenici (due poltrone, un telefono, un tavolino). Questo spazio vuoto è riempito sapientemente dalle luci suggestive di Yuri Shroeders. Eleganti e perfettamente in sintonia con l’atmosfera creata dalla musica e dall’allestimento i costumi di Hannah Sibai. Alla fine, applausi da parte da un Barbican purtroppo non pienissimo ma che sembra avere sinceramente apprezzato lo spettacolo.
La recensione si riferisce alla rappresentazione del 2-10-2025
Kevin De Sabbata
(3-10-2025)
(photo credits: Mark Allan)









.jpeg)













